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Il vegetarismo nella religione induista

23 Maggio 2019 ore 18:00 - 20:30

SVAMINI HAMSANANDA GHIRI
Monaca induista del Monastero Svami Gita- nanda Ashram di Altare e vice-presidente dell’Unione Induista Italiana, è referente per l’Induismo presso il Comitato Interfedi della Città di Torino.

 

Il vegetarismo nella religione induista

L’essere umano non è il centro, ma è parte dell’universo e deve contribuire con la sua opera al mantenimento del Pianeta e di tutte le creature.

È questo che insegnano i testi sacri dell’Induismo.

Grazie a tutti per questo invito fatto per celebrare la diversità.
L’induismo si basa sui Veda infatti dice che “Dio è uno, ma che i saggi lo chiamano in modi diversi”.
La diversità fa parte della manifestazione, ma tutti noi, in modo diverso, aneliamo all’unità.
Ecco perché è bello essere qui tutti insieme a celebrare la diversità.
Dovete sapere che una delle parole con le quali gli induisti si definiscono non è indù, ma SanathanaDharma, un termine che deriva da il sanscrito, Dahrma, che è ciò che nutre e sostiene l’universo.
L’indù deve sentire questa relazione con tutti gli esseri, questa interdipendenza.

Il più alto grado del Dharma è la non violenza, nel senso di non nuocere a tutte le creature e tutti gli elementi che compongono l’universo, ma anche il nostro corpo

Da qui derivano tutta una serie di leggi etiche.
L’uomo non è il centro dell’universo, l’uomo è il parte dell’universo e ha il dovere di sostenerlo.
Vive insieme al tutto.
La seconda legge è il dare, non si può prendere se prima non si è dato.

Se cogli una pianta, devi piantarne altre due

L’induismo è un’ortoprassi e non è vero che noi induisti siamo tutti vegetariani, dipende dalla responsabilità personale che si ha nei confronti della vita.

Vi racconterò una storia.

Dio padre ha creato il giorno e la notte, gli dei e i demoni

Un giorno i figli tornano dal padre e lo accusano di essere ingiusto.
Allora lui gli propone una sfida.
Li mette di fronte a una tavola imbandita di ogni bene e gli dà una unica regola: “Per mangiare, dovete utilizzare dei cucchiai lunghissimi che non permettono di piegare i gomiti”.
I demoni non riescono a mangiare e hanno fame, mentre gli dei trovano subito la soluzione: si imboccano l’uno con l’altro.
Questo per spiegare che la condivisione è fondamentale.
La condivisione del cibo che fa bene è la medicina a tutti i mali, questo ci insegna l’ayurveda.
A questo punto, ne approfitto per chiedere ai Ministri dei governi di darci la possibilità di acquistare del cibo sano e alimenti di cui conosciamo la provenienza per poter essere, con le nostre scelte, il cambiamento che vogliamo.
svamini per discorso 21 maggio imm rif
Il vegetarismo nella religione induista