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SUMMARY:I veleni nel piatto - Conferenza con la Dott.ssa Candida Nastrucci
DESCRIPTION:La Dottoressa Candida Nastrucci\, dottoressa in Biochimica Clinica\, Biologa Molecolare ed esperta di metodi alternativi sostitutivi alla ricerca su animali\, componente del tavolo sulle Alternative al Ministero della Salute\, e membro LIMAV\, terrà il giorno 14 febbraio 2019 la conferenza: “I Veleni nel Piatto”. \n \nCosa sono i veleni nel piatto\nNella lunghissima storia plurimillenaria l’uomo è sempre stato immerso nella natura cercando con tutti i limiti del caso\, di rispettarne il ruolo basilare per la vita stessa. Oggi invece\, ci siamo così allontanati dalla Natura che viviamo completamente immersi nella chimica di sintesi\, cioè nell’anti-natura per antonomasia. \nNel giro di poco più di un secolo\, oltre 105.000 sostanze chimiche diverse sono state immesse nell’ambiente dalle industrie. Moltissime di queste sono cancerogene\, creano malformazioni nei feti e danni al DNA. \nLe respiriamo\, beviamo\, mangiamo ogni giorno\, e come se non bastasse\, ce le fumiamo e spalmiamo sulla pelle. \nQual è il risultato di questa pazzia?\nCrescita esponenziale di tutte le patologie cronico-degenenerative\, tumorali e autoimmunitarie.\nLa spesa sanitaria nazionale\, cioè il mercato dei farmaci\, cresce ogni anno a vista d’occhio: nel 2011 ha raggiunto la ragguardevole cifra di 26\,3 miliardi di euro (1)\, oltre 50.000 miliardi delle vecchie lire. Ogni cittadino italiano quindi\, spende all’anno di media\, 434 euro\, per avvelenarsi. \nIdem per i tumori: nel 2011 nel nostro paese sono stati diagnosticati 360.000 nuovi casi di tumori maligni\, cioè 1000 nuovi tumori al giorno (2)\, senza contare quelli epiteliali.\nEscludendo infatti questi ultimi\, il tumore più frequente tra uomo e  donna\, risulta essere quello del colon-retto con quasi 50.000 nuove diagnosi all’anno. \nPelle e intestino\, sono gli organi più colpiti dal tumore. La pelle è il primo organo a diretto contatto con l’ambiente esterno e quindi con i veleni del mondo; il colon-retto è l’organo che accumula e dovrebbe espellere verso il mondo esterno\, i veleni e le tossine autoprodotte con il nostro stile di vita.\nSecondo l’ISTAT\, i decessi per tumore nel 2007 sono stati 172.000 (il 30%) degli oltre 572.000 decessi totali verificatisi quell’anno. I morti per cause cardiovascolari sono stati invece 223.000 (il 39%).\nQuesti dati confermerebbero che la prima causa di morte sono i problemi cardiocircolatori. \nMa non è così\nQuando una persona\, magari di una certa età\, muore in ospedale\, si certifica il decesso per arresto cardiocircolatorio e/o cardiorespiratorio\, e questo fa gonfiare le statistiche.\nSe teniamo conto di questo artifizio matematico\, oggi il cancro è la prima causa di morte almeno nel mondo occidentale!\nE’ chiaro come la luce del sole che la chimica in tutto questo gioca un ruolo fondamentale. \nDiossine nel piatto\n\nNel 2006 è stata eseguita un’analisi chimica su campioni di alimenti\, provenienti da Gran Bretagna\, Polonia\, Svezia\, Italia\, Spagna\, Grecia e Finlandia\, ha rinvenuto in tutti i prodotti – chi più\, chi meno – inquinanti vecchi e nuovi\, comprese sostanze chimiche di tipo persistente e bioaccumulabile come il DDT e i PCB banditi da decenni perché riconosciuti cancerogeni. \nLa ricerca\, durata 10 anni\, ha preso in esame 27 campioni di alimenti (tra cui latte\, carne\, pesce\, pane\, olio d’oliva e succhi d’arancia)\, di marche comuni e presenti normalmente nei supermercati e ha riscontrato la presenza di ben 119 contaminanti\, tra cui le cancerogene diossine.\nQuesta è solo una delle tante indagini che dimostrano\, dati alla mano\, come oggi\, grazie alla mortifera industrializzazione della vita\, mangiamo chili di sostanze chimiche deleterie e cancerogene ogni anno. \nStoria dei pesticidi\n\nI pesticidi sono i soli prodotti chimici concepiti dall’uomo e intenzionalmente liberati nell’ambiente per uccidere o danneggiare altri organismi viventi.\nTutta la grande famiglia dei pesticidi\, è identificabile dal suffisso “cida” (erbicida\, fungicida\, ecc.)\, che deriva dal latino cœdere\, che significa “uccidere” o “abbattere”.\nQuindi pesticidi\, secondo l’etimologia sono dei sterminatori di “pesti” (dall’inglese pest: animale\, insetto o pianta nociva e dal latino pestis che indica un flagello o una malattia contagiosa). \nEcco perché nel mondo industriale\, si evita accuratamente di parlare di pesticidi\, preferendo la dicitura prodotti fitosanitari\, o l’ancor più edulcorato\, prodotti fitofarmaceutici.\nSostituire il termine corretto e reale pesticidi con fitofarmaceutico non è solo un gioco di prestigio semantico che rassicura tutti\, ma mira proprio ad ingannare prima i coltivatori e poi noi consumatori. \nL’impiego di pesticidi risale all’antichità\, ma fino al Ventesimo secolo gli sterminatori di pesti\, erano derivati di composti minerali o vegetali\, di origine naturale (piombo\, zolfo\, tabacco o foglie di neem). Oggi invece usiamo derivati cancerogeni del petrolio. \nI pesticidi conobbero un primo balzo in avanti grazie alla chimica inorganica del XIX secolo\, ma bisognerà attendere la Grande Guerra perché siano gettate le basi della loro produzione di massa\, e questo grazie allo sviluppo della chimica organica e della ricerca sui gas bellici. \nPesticidi\, chemio e guerra chimica hanno un unico padre: Fritz Haber\n\nL’origine storica dei pesticidi e dei chemioterapici\, è intimamente legata alla guerra chimica\, la cui paternità è attribuibile al chimico tedesco Fritz Haber\, i cui lavori sul processo di fissazione dell’azoto atmosferico\, serviranno per la produzione dei famosissimi concimi chimici azotati\, ma anche degli esplosivi. \nAllo scoppio della Guerra\, Haber è alla direzione del prestigioso Kaiser Wilhelm Institute a Berlino\, e il suo laboratorio viene sollecitato a partecipare allo sforzo bellico. La sua missione sarà quella di sviluppare gas irritanti per stanare dalle trincee i soldati nemici\, e questo alla faccia della Dichiarazione dell’Aia del 1899 che vieta l’uso di armi chimiche. \nTra tutti i gas studiati uno solo emerge per caratteristiche utili allo scopo: il cloro.\nIl cloro è un gas gialloverde (da cui il nome greco chloros che significa appunto verde chiaro)\, estremamente tossico\, caratterizzato da un odore soffocante che penetra violentemente le vie respiratorie. \nIl 22 aprile 1915 l’esercito tedesco scarica 146 tonnellate di gas di cloro (detto dicloro o diossido di cloro) a Ypres in Belgio: le truppe francesi\, britanniche e canadesi\, prese alla sprovvista caddero come mosche\, cercando di proteggersi le vie aeree con banali fazzoletti.\nFritz Haber pagherà molto cara questa vittoria\, perché qualche giorno dopo aver usato il gas\, la moglie Clara Immerwahr\, chimico pure lei\, si suicida con un colpo di pistola direttamente nel cuore\, usando l’arma di servizio del marito\, promosso al grado di capitano. \nMa come si sa: business is business\, e il lavoro è lavoro\, per cui Haber continua nella sua ricerca come se niente fosse successo.\nPer gli Alleati\, che nel frattempo si erano dotati di maschere antigas\, il cloro non fu più un problema\, per cui Haber mise a punto il fosgene\, costituto da una miscela di dicloro e monossido di carbonio. Meno irritante per naso e gola del cloro stesso\, ma rappresenta la più letale arma chimica preparata a Berlino\, poiché attacca violentemente i polmoni riempiendoli di acido cloridrico. \nQuesta arma chimica\, il fosgene\, continua ad essere largamente utilizzato come composto dei pesticidi\, ed è uno dei componenti del sevin\, l’insetticida all’origine della catastrofe ambientale e umanitaria di Bhopal nel dicembre 1984. \nVerso al fine della Guerra\, quando le vittime dei gas si contano a decine di migliaia\, il Nostro lancia l’ultimo ritrovato\, il gas mostarda\, detto anche iprite\, che prende il nome dalla località in cui è stato sperimentato\, come il gas cloro: le trincee di Ypres in Belgio. \nGli effetti del gas mostarda sono terribili: provoca vastissime vesciche sulla pelle\, brucia la cornea causando cecità permanente e attacca il midollo osseo inducendo la leucemia. Proprio la distruzione del midollo\, darà lo spunto di partenza alla grande ricerca medica per sviluppare il prodotto principe dell’oncologia: la chemioterapia. \nI lavori di Fritz Haber\, dopo l’armistizio\, gli costarono l’iscrizione nella lista dei criminali di guerra e per questo si rifugiò in Svizzera fino a quando nel 1920 ricevette addirittura il Premio Nobel per la chimica.\nL’ironia della sorte è che Fritz Haber era ebreo\, ed è stato pure l’inventore del Zyclon-B\, il gas usato nei campi di concentramento. Muore il 29 gennaio 1934 e non saprà mai che una parte della sua famiglia morirà asfissiata dal gas che lui stesso ha inventato.\n \nLa legge di Haber\nMentre sviluppava queste terribili armi\, si dedicava anche a confrontare la tossicità dei gas formulando una legge che permettesse di valutarne l’efficacia\, ossia la loro potenza letale.\nQuesta legge\, usata ancor oggi\, ha preso il suo nome: “legge di Haber”\, ed esprime la relazione tra la concentrazione di un gas e il tempo di esposizione necessario a provocare la morte di un essere vivente. \nLa “legge Haber”\, ha anche ispirato direttamente la creazione di uno degli strumenti più crudeli\, dal punto di vista morale\, e più assurdi da quello scientifico\, per la valutazione e la gestione dei rischi chimici: la “Dose Letale-50” o semplicemente DL-50.\nQuesto paradossale indicatore di tossicità\, misura la dose di sostanza chimica necessaria per sterminare la metà degli animali usati nei laboratori. \nOrganoclorati e il DDT\n\nI lavori del chimico tedesco spianarono la strada alla produzione industriale degli insetticidi di sintesi\, il più celebre dei quali è il DDT (diclorodifeniltricloroetano) che fa parte della famiglia degli organoclorati.\nGli organoclorati\, sono composti chimici in cui uno o più atomi di idrogeno sono stati sostituiti da atomi di cloro\, formando una struttura stabile. \nSintetizzato nel 1874 dal chimico austriaco Othmar Zeidler il DDT è rimasto a dormire in un cassetto fino al 1939 quando il chimico svizzero Paul Muller\, stipendiato dalla Geigy (oggi Syngenta) individua le sue proprietà insetticide. A tempo di record\, nove anni dopo\, per questa grande scoperta ricevette il Premio Nobel per la medicina. \nAll’indomani della Seconda guerra mondiale il DDT è celebre in tutto il globo come l’insetticida miracoloso. Questo sarà la manna per l’industria chimica\, in testa Monsanto e Dow Chemical che dal 1950 al 1980 riverseranno nel mondo 40.000 tonnellate. Solo nel 1963 la produzione tocca le 82.000 tonnellate. \nPrima del suo divieto\, avvenuto nel 1972\, gli USA saranno irrorati con 675.000 tonnellate di DDT.\nNonostante sia classificato dall’OMS come “moderatamente pericoloso” i suoi effetti a lungo termine sono disastrosi: perturbatore endocrino\, tumori\, malformazioni congenite\, disturbi della riproduzione\, ecc. \nOrganofosforati\n\nUna seconda categoria di insetticidi fa la sua comparsa dopo la Seconda Guerra Mondiale: gli organofosforati\, il cui sviluppo è legato sempre alla ricerca militare di nuovi gas bellici.\nQueste molecole sono concepite per attaccare il sistema nervoso degli insetti e presentano una tossicità molto più elevata degli organoclorati. In questa pericolosissima famiglia troviamo: parathion\, malathion\, diclorvos\, clorpirifos\, sevin e il sarin (gas sviluppato nei laboratori della nazista IG Farben\, oggi considerato dalle Nazioni Unite “arma di distruzione di massa”). \nAgli inizi degli anni Quaranta\, i ricercatori isolano l’ormone che controlla la crescita delle piante\, riproducendone sinteticamente la molecola. Constatano che iniettando l’ormone in piccole dosi\, si stimola la crescita delle piante\, mentre in dosi massicce\, provoca la morte della pianta.\nCosì creano due diserbanti che danno il via ad una vera e propria “rivoluzione agraria”. Si tratta dell’acido 2\,4-diclorofenossiacetico (2\,4-D) e il 2\,4\,5-triclorofenossiacetico (2\,4\,5-D)\, due molecole che fanno parte dei clorofenoli. \nPer comprenderne la pericolosità\, è bene sapere che una miscela dei due\, origina il tristemente noto “agente arancio”\, il defoliante usato dall’esercito americano nella Guerra in Vietnam. Dal 13 gennaio 1962 al 1971 sono stati sganciati qualcosa come 80 milioni di litri di defolianti.\n \nOggi in Europa come siamo messi?\n\nOgni anno vengono sparse nell’ambiente 220.000 tonnellate di pesticidi: 108.000 tonnellate di fungicidi\, 84.000 tonnellate di erbicidi e 21.000 tonnellate di insetticidi. Se ci aggiungiamo le 7000 tonnellate di “regolatori della crescita” questo equivale a mezzo chilo di sostanze attive per ogni cittadino europeo.\nL’80% delle sostanze irrorate riguarda solo quattro tipi di colture\, che però rappresentano il 40% delle superfici coltivate: i cereali a paglia\, il mais\, la colza e la vite (uno dei prodotti dove si usa più chimica) \nCosa provoca nella salute umana tutta questa chimica?\n\nDipende ovviamente dall’esposizione e dal tempo di esposizione.\nI più colpiti ovviamente sono le popolazioni agricole\, soprattutto i coltivatori che maneggiano queste sostanze\, senza una corretta protezione; poi veniamo noi consumatori. \nI disturbi osservati riguardano prevalentemente le mucose e l’epidermide\, con irritazioni\, ustioni\, prurito o eczemi; l’apparato digerente; sistema nervoso; malattie neurodegenerative come il morbo di Parkinson o le miopatie\, alcuni tipi di cancro (cervello\, pancreas\, prostata\, pelle e polmone) e quelli del sangue; leucemie\, linfomi non Hodgkin. \nQuesto tipo di linfoma\, secondo l’Istituto nazionale per la ricerca sul cancro di Bethesda (USA)\, in 18 dei 20 studi esaminati è associato agli erbicidi a base di acido fenossiacetico\, i pesticidi organoclorati e organofosforici.\n \nAltri risultati\, questa volta dell’Istituto nazionale per la ricerca sul cancro di Rockville\, indicano per i clorofenoli una supermortalità per quattro tipi di cancro: linfoma NH\, tumore al cervello\, alla prostata e all’intestino. \nUna trentina di studi epidemiologici hanno esplorato il rischio di tumore al cervello tra gli agricoltori e la maggioranza evidenzia un aumento del rischio del 30%. Il tumore al cervello è in crescita esponenziale\, soprattutto a livello pediatrico\, cosa questa inconcepibile solo qualche decennio fa. \nIl Gaucho e le api\n\nProdotto a base di imidaclopride ideato dalla Bayer ha fatto “miliardi di vittime”.\nSi tratta di un insetticida sistemico che viene applicato sulle sementi e penetra nella pianta attraverso la linfa avvelenando i parassiti della barbabietola\, del girasole o del mais. Ma purtroppo avvelena anche gli insetti pungitori-succhiatori come le api. Si stima che tra il 1966 e il 2000 solo in Francia siano spariti letteralmente 450.000 alverari. \nDove finiscono i pesticidi?\n\nSecondo David Pimentel\, professore di Agricoltura e scienze della vita alla Cornell University: “meno dello 0\,1% dei pesticidi applicati per il controllo degli agenti nocivi raggiunge il bersaglio. Più del 99\,9% dei pesticidi migra nell’ambiente\, e qui aggredisce la salute pubblica\, contaminando il suolo\, l’acqua\, l’atmosfera dell’ecosistema”. \nNel corso della stagione il ruscellamento porta via in media il 2% di un pesticida applicato al suolo\, raramente più del 5% o 10%…\nIn compenso si sono osservate perdite per volatilizzazione tra l’80-90% del prodotto applicato\, alcuni giorni dopo il trattamento. Con i trattamenti aerei può essere portato via dal vento fino alla metà del prodotto. \nIn conclusione la stragrande maggioranza di questa chimica mortifera torna nell’ambiente e va ad inquinare pericolosamente il suolo\, l’aria e l’acqua\, entrando di conseguenza nella catena alimentare umana\, minando la salute pubblica. \nCancro: malattia della civiltà\n\nL’adozione della parola “cancro” è attribuita a Ippocrate\, che osservando le ramificazioni che caratterizzano i tumori ne associò la forma a quella di un granchio (karkinos in greco).\nLa parola karkinos è stata presa a prestito nel latino dal medico romano Celso all’inizio della nostra era. \nE’ al medico italiano Bernardino Ramazzini che si deve il primo studio sistematico sul rapporto tra cancro ed esposizione a inquinanti o a sostanze tossiche. Nel 1700 questo professore di medicina dell’Università di Padova pubblica il De morbis artificium diatriba (sulle malattie dei lavoratori e per questo considerato il padre della medicina del lavoro)\, opera in cui presenta una trentina di corporazioni esposte allo sviluppo di malattie professionali\, i particolare al tumore al polmone. Sono a rischio tutti coloro che lavorano a contatto con il carbone\, piombo\, arsenico\, o metalli\, come i vetrai\, pittori\, doratori\,vasai\, conciatori\, tessitori\, chimici\, speziali\, ecc. \nAumento delle malattie croniche e invecchiamento\n\nOvviamente per le industrie l’aumento di tutte le patologie\, in primis il cancro\, non è dovuto alla chimica che loro stessi producono e spargono nel pianeta.\nUn argomento regolarmente avanzato per spiegare l’aumento delle malattie croniche è l’invecchiamento della popolazione. \nCertamente l’aspettativa di vita è cresciuta e quindi ci saranno più anziani che possono ammalarsi di cancro\, ma quello che bisogna esaminare è l’evoluzione del tasso di incidenza dei casi di cancro o di malattie neurodegenerative nelle varie fasce di età.\nE qui constatiamo che il tasso di incidenza di certi tumori è raddoppiato tra le persone di più si 65 anni. \nL’invecchiamento della popolazione non spiega perché negli USA il numero delle donne e uomini che soffrono di tumore al cervello è 5 volte maggiore che in Giappone. Senza parlare dei tumori infantili\, il cui aumento non può certo dipendere dall’allungamento dell’aspettativa di vita! \nL’aumento dell’incidenza del cancro si riscontra in tutte le fasce di età\, soprattutto nelle più giovani\, quindi non c’entra assolutamente nulla l’invecchiamento della popolazione!\nPer esempio\, tra una donna nata nel 1953 e una nata nel 1913\, il rischio di cancro al seno si è moltiplicato quasi per 3\, mentre il rischio di cancro al polmone si è moltiplicato per 5.\nTra un uomo nato nel 1953 e uno nato nel 1913\, il rischio di cancro alla prostata si è moltiplicato per 12\, mentre il rischio di cancro al polmone è rimasto uguale. \nL’Agenzia internazionale di ricerca sul cancro (IARC) con sede a Lione\, ha analizzato 63 registri europei del cancro\, e il risultato è che nel corso dell’ultimo trentennio\, la crescita annua dell’incidenza è stata dell’1% per la fascia di età da 0 a 14 anni e dell’1\,5% per gli adolescenti (15-19 anni).\nIl fenomeno si aggrava di decennio in decennio. \nPer i bambini il tasso aumenta dello 0\,9% dal 1970 al 1980\, ma del 1\,3% tra il 1980 e il 1990.\nPer gli adolescenti la crescita è dell’1\,3% tra il 1970 e il 1980 e del’1\,8% tra il 1980 e 1990.\nSecondo il voluminoso rapporto di 889 pagine intitolato Cancers et Environnement\, tenendo conto dei mutamenti demografici\, e cioè aumento e invecchiamento della popolazione francese\, l’aumento dei tassi di incidenza dal 1980 è stimato a +35% negli uomini e +43% nelle donne! \nQuesta è la triste realtà. Nonostante i grandi e molto ben prezzolati esperti che in televisione continuano ad evangelizzare il gregge ripetendo che i tumori sono in diminuzione\, e questo ovviamente grazie alla medicina e soprattutto agli screening di massa\, la realtà è ben diversa: negli ultimi trent’anni i tumori sono costantemente aumentati!\nPer essere ancora più precisi\, 9 sono i tumori la cui incidenza NON ha cessato di crescere nel corso degli ultimi 25 anni: il cancro ai polmoni\, mesoteliomi\, emopatie maligne\, tumori cerebrali\, cancro al seno\, alle ovaie\, ai testicoli\, alla prostata e alla tiroide. \nCancro e stile di vita\n\nSecondo il nostri calcoli – dice il direttore dello IARC\, il dottor Christopher P. Wild – tra l’80 e il 90% dei tumori sono legati all’ambiente e allo stile di vita”.\nQuesto è ciò che risulta dagli studi sulle persone che migrano da una regione del mondo a un’altra: dove l’esposizione agli inquinanti chimici e lo stile di vita variano\, i soggetti adottano per così dire il modello cancerogeno delle regioni in cui si stabiliscono. Non è il loro patrimonio genetico a cambiare\, ma il loro ambiente\, quindi si potrebbe parlare di epigenetica.\nIl risultato indica che l’ambiente svolge una funzione primaria nelle cause del cancro!\nNon ci sono ormai più dubbi che la chimica sta lentamente avvelenando la Natura e noi stessi. \nChi controlla la chimica e farmaceutica?\n\nA livello mondiale i giganti che controllano il settore della chimica e agrosementiera (Big Agro) sono: Basf Agro SAS\, Bayer CropScience\, Dow AgroScience\, DuPont\, Monsanto e Syngenta.\nBig Pharma oggi è rappresentata da Pfizer\, Glaxo Smith Kline\, Johnson & Johnson\, Merck\, Novartis\, Astra Zeneca\, Roche\, Bristol-Myers Squibb\, Wyeth (Pfizer)\, Abbott Labs.\nCon il termine Big Pharma s’intendono le prime 10 corporazioni della chimica e farmaceutica\, cioè le industrie che a livello mondiale controllano la produzione e vendita di veleni legali: farmaci\, vaccini e droghe. \nQuello che non tutti sanno è che Big Pharma e Big Agro sono tra loro interconnesse e gestite dalle medesime figure\, dai medesimi banchieri internazionali….\nDa una parte ci avvelenano lentamente con la chimica di sintesi\, predisponendoci a tutte le malattie possibili e immaginabili\, e dall’altra ci curano sempre con la chimica di sintesi…\nFollia? No\, il risultato è che siamo sempre più ammalati rispetto al passato e non moriamo più di vecchiaia\, ma per patologie degenerative e tumorali.\nIn tutto questo folle (per noi\, ma non per loro) sistema\, le industrie guadagnano migliaia di miliardi di dollari.\nNon c’è alcun interesse da parte delle industrie\, degli enti sovranazionali di controllo e salvaguardia della salute (FDA\, EMEA\, EFSA\, OMS\, ecc.)\, e ovviamente dei politici (beceri e squallidi camerieri dei banchieri)\, a cambiare l’attuale tendenza.\nDobbiamo essere noi i fautori del cambiamento\, e questo è un dovere morale nei confronti dei bambini\, di noi stessi e della Natura in genere. \nTratto dal libro: “Il veleno nel piatto: i rischi mortali nascosti in quello che mangiamo”\, di Marie Monique Robin\, ed. Feltrinelli\n[1] Rapporto nazionale anno 2011 – L’uso dei farmaci in Italia – Rapporto Osmed.\n[2] “I numeri del cancro in Italia 2011”\, AIOM\, Associazione italiana di oncologia medica e AIURTUM\, Associazione italiana registri tumori \nFonte: Marcello Pamio \nShare on: WhatsApp
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