Quando ero piccolo, mia mamma mi metteva l’aglio nel biberon per trovarmi anche al buio.
(Mario Zucca)
Quando ero piccolo, mia mamma mi metteva l’aglio nel biberon per trovarmi anche al buio. (Mario Zucca)



Quando ero piccolo, mia mamma mi metteva l’aglio nel biberon per trovarmi anche al buio.
(Mario Zucca)

L’imbarazzo degli imbarazzi: l’incontro di due occhi attraverso lo stesso buco della serratura.
(Charles Grodin)

In natura la violenza è il mezzo attraverso il quale ogni essere vivente si procaccia il cibo di cui ha bisogno, quasi sempre a danno di altri esseri viventi dei quali si nutre, al punto che se gli animali cessassero di aggredirsi a vicenda si spezzerebbe l’ordine naturale delle cose e nulla potrebbe esistere.

Avevo deciso di mettere in ordine la mia camera questa domenica. Sono sveglio da tre ore e ancora non ho trovato le ciabatte…

Gli elefanti amano incontrarsi. Essi si riconoscono l’un l’altro dopo anni e anni di separazione e si salutano con selvaggia gioia chiassosa. Barriscono e strombazzano, sbattono le orecchie e sfregano per terra, intrecciando le proboscidi.
(Jennifer Richard Jacobson)

Se da una parte c’è chi in modo martellante ripete che è necessario consumare latte e formaggi per assicurare il calcio al nostro organismo, dall’altra c’è chi sostiene che siano proprio i latticini la causa dell’osteoporosi, e così via.

Una sera di tanti anni fa, al paese, noi bambini giocavamo a nasconderci. Uno di noi, Severino, si nascose così bene che non riuscimmo a trovarlo.

La complicità non v’è dubbio, è una sorta di linguaggio silenzioso, un incontro di pensieri e di gesti taciuti, è un vero lusso e chissà, forse per natura, concesso a pochi eletti.
(Anna Rijtano Mallus)

Quando si scende a compromessi con la propria coscienza per un minuto di piacere gastronomico si tradiscono gli ideali in cui si crede perché manca l’ardore, la volontà ed il coraggio di superare il ristretto mondo personale e uniformarsi a ciò che è giusto, e benefico, invece a ciò che fa piacere alla gola.

Stile. Aveva una prosa così graffiante che i suoi lettori si riconoscevano dai segni sulla faccia.
(Massimo Bucchi)